{"id":13552,"date":"2023-03-22T11:16:47","date_gmt":"2023-03-22T02:16:47","guid":{"rendered":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/?p=13552"},"modified":"2023-03-22T11:16:47","modified_gmt":"2023-03-22T02:16:47","slug":"collezione-farnesina-gli-artisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/?p=13552","title":{"rendered":"Collezione Farnesina: gli artisti"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\">SCHEDE CRITICHE a cura di Paola Marino<\/p>\n\n\n\n<p><strong>CARLA ACCARDI<\/strong><br>(Trapani, 1924 \u2013 Roma 2014)<\/p>\n\n\n\n<p>Pioniera nel dopoguerra di una arte del segno &#8211; colore che qualifica gli spazi dipingendo rapporti autonomi e ritmi vitali su tele e su strutture trasparenti. Protagonista a Roma dal 1947 del gruppo Forma 1 (insieme a Ugo Attardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Giovanni Guerrini, Achille Perilli, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato). Esponente storica del movimento femminista italiano. La tela esposta \u201cGioco rosso\u201d (2007)&nbsp; \u00e8 esemplare del suo periodo maturo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AFRO<\/strong><br>(Udine 1912 \u2013 Zurigo 1976)<\/p>\n\n\n\n<p>Afro (Afro Basaldella) si \u00e8 imposto all\u2019attenzione internazionale come uno dei pi\u00f9 raffinati interpreti della pittura astratta &#8211; concreta del dopoguerra a Roma. Dopo esordi nella Scuola Romana con pittura di tendenza neocubista, fu tra i fondatori nel 1952 del gruppo italiano degli Otto (con artisti come Birolli, Turcato, Santomaso, Vedova) sostenuto dal critico Lionello Venturi. Il dipinto \u201cArena 74\u201d (1974) \u00e8 esempio significativo della ricerca di nuovi rapporti di armonia tra forme, colori e spazio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GETULIO ALVIANI<\/strong><br>(Udine 1939- Milano 2018)<\/p>\n\n\n\n<p>Propone fra i primi in Italia le ricerche di arte ottica, cinetica e \u201cprogrammata\u201d che dagli anni \u201860 rinnovano la pittura su basi tecnologiche e scientifiche, agendo da solo o insieme a diversi gruppi europei. Crea textures geometriche su superfici laminate ottenendo vibrazioni luminose. Estende l\u2019innovazione ad interi ambienti che coinvolgono la percezione degli spettatori. Suggestioni che si ritrovano nella struttura in alluminio del 1965 messa in mostra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MATTEO BASILE\u2019<\/strong><br>(Roma 1974)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista romano pratica sin agli anni \u201890 la computer art e la fotografia digitale per rinnovare effetti, colori e forme della pittura tradizionale. Sperimentando i new media realizza ritratti di persone anche dell\u2019Estremo Oriente, e scene spettacolari che citano la pittura barocca e fiamminga. Prove di conciliazione fra tradizione e rinnovamento che si possono riscontrare nel personaggio con cuore in mano ritratto in stampa digitale su alluminio (2000).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VANESSA BEECROFT<\/strong><br>(Genova, 1969).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista propone dagli anni \u201990, una diversa visione del corpo delle donne nella societ\u00e0 di massa e nel mondo stereotipato della moda e dei media.&nbsp; Con le stilizzate performances collettive che le hanno conferito fama internazionale produce grandi scene fotografiche. In pittura e disegno isola figure con libera tensione espressiva. Ne \u00e8 esempio dei primi anni (1996) l\u2019immagine in mostra \u201cSenza titolo\u201d (1996) eseguita in olio e pastelli a cera.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ELENA BELLANTONI<\/strong><br>(Roma 1975)<\/p>\n\n\n\n<p>Le pratiche contemporanee di relazione fra il corpo e gli spazi della vita, della natura e della memoria, sono al centro delle performances dell\u2019artista romana. La loro traduzione in video e fotografie d\u00e0 luogo ad opere di autonomo significato. il realismo delle azioni viene cos\u00ec trasformato in meditazione surreale sui rapporti sociali. E\u2019 il caso del video \u201cThe Fox and the Wolf: Struggle for Power\u201d (2014):&nbsp; una danza in maschera a ritmo di tango, girata all\u2019interno del Palazzo Farnesina, che \u00e8 anche una sfida.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DOMENICO BIANCHI<\/strong><br>(Anagni 1955)<\/p>\n\n\n\n<p>Esponente di una nuova \u201cScuola Romana\u201d (un gruppo di giovani artisti che dagli anni 80 hanno i loto atelier in un ex Pastificio) d\u00e0 vita ad una pittura di segni astratti e minimi composti in ritmi circolari e musicali. Sono disegnati, intagliati o graffiti su superfici di materia diversa, legno, metallo, vetro, cera, con ricerca di trasparenze. E\u2019 il caso dell\u2019opera \u201cSenza titolo\u201d (2022) in cui dischi di cera si compongono in danze su un supporto in fibra di vetro.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>UMBERTO BOCCIONI<\/strong><br>(Reggio Calabria, 1882 \u2013 Verona, 1916)\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo esponente del Futurismo italiano, il movimento di avanguardia fondato nel 1909 da Filippo Tommaso Marinetti che ha diffuso nel mondo una nuova concezione dell\u2019arte come espressione della vita moderna e della civilt\u00e0 meccanizzata. Idee rese in pittura e in scultura con la compenetrazione dei corpi e la messinscena simultanea di tempi e spazi diversi. In mostra una delle rare versioni in bronzo del suo capolavoro \u201cForme uniche della continuit\u00e0 nello spazio\u201d (l\u2019originale in gesso \u00e8 del 1913).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALIGHIERO BOETTI<\/strong><br>(Torino 1940-Roma 1994) <\/p>\n\n\n\n<p>Inventore di una originale linea italiana, amata nel mondo, che dagli anni \u201870 ha mescolato con fantasia e ironia nell\u2019Arte povera l\u2019arte concettuale con la quotidianit\u00e0 della cultura pop. Autore di puzzles linguistici, repertori in apparenza infantili di figure, oggetti e nomi, mappe del mondo. Ha usato mezzi semplici come la penna biro o pratiche artigianali come l\u2019arazzo e il ricamo. L\u2019esecuzione \u00e8 spesso affidata ad altri, come tessitrici afghane. In mostra la composizione in quattro scene \u201cI vedenti\u201d (1988).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>AGOSTINO BONALUMI<\/strong><br>(Vimercate 1935 \u2013 Desio 2013)<\/p>\n\n\n\n<p>Nel clima di rinnovamento a Milano dopo l\u2019Arte Informale (da Fontana a Manzoni) realizza dagli anni \u201860 tele dipinte con un solo colore, anche in bianco, che sporgono e creano volumi grazie a supporti di legno e metallo dietro la tela. I rilievi danno luogo negli anni seguenti a giochi di ombre e tagli di luce, con effetti di allucinazione plastica. Una pittura \u201cconcreta\u201d come nella&nbsp; suggestiva opera in mostra \u201cEstroflessione&nbsp; bianca\u201d con intagli lamellari (1972).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DANILO BUCCHI<\/strong><br>(Roma 1978)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista romano d\u00e0 luogo a composizioni di pittura visionaria, con filamenti di colore a smalto nero o blu che danno impressioni di liquidit\u00e0. Ne sortiscono scene misteriose con figure antropomorfe e \u201cbambole\u201d, oppure reticolati che rimandano a impossibili mondi astrali o molecolari. Una esperienza di pittura compiuta in solitudine, con riferimenti ad esempi dell\u2019astrattismo storico europeo. In mostra una esemplare opera senza titolo, del 2009.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALBERTO BURRI<\/strong><br>(Citt\u00e0 di Castello, 1915-1995)<\/p>\n\n\n\n<p>Pioniere italiano dell\u2019arte informale, il maestro umbro acclamato nel mondo ha dato vita dal dopoguerra ad una serie di interventi su materie povere con opere di monumentale drammaticit\u00e0 e solennit\u00e0: sacchi di juta strappati e rattoppati, legni e teli di plastica bruciati, lamiere squarciate, superfici di creta screpolata (i \u201ccretti\u201d). A questa ultima esperienza materica corrispondono in mostra due acqueforti su lastre di bronzo del 1971.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LORIS CECCHINI<\/strong><br>(Milano 1969)<\/p>\n\n\n\n<p>Si afferma nelle tendenze neosurrealiste degli anni 2000 con la costruzione di \u201cnon sculture\u201d di oggetti in gomma uretanica e di interi ambienti \u201cmolli\u201d che evocano situazioni reali ma \u201crespirano\u201d con contrazioni ed espansioni. Realizza infine installazioni con moduli metallici che simulano spazi di vita e di lavoro reale ma con inganni visivi e apparizioni assurde. Ne \u00e8 dimostrazione il grande pannello fotografico in stampa lamba, silicone e plexiglass intitolato \u201cZooffice (Muflo)\u201d del 2001, con l\u2019irruzione di un muflone dentro un ufficio devastato.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARIO CEROLI<\/strong><br>(Castel Frentano, 1938)<\/p>\n\n\n\n<p>Opera sin dagli ultimi anni \u201850 una geniale coniugazione tra Pop Art americana e grande tradizione di arte e artigianato italiani. Ritaglia nel legno grezzo scene di vita sociale e di storia politica con sagome umane, ricostruisce interi ambienti che evocano situazioni dal Rinascimento alla Metafisica. Estende questa esperienza di scultura sintetica alla scenografia teatrale e all\u2019arte pubblica monumentale. Una celebre scultura romana \u00e8 citata nel metafisico pannello in legno bruciato \u201cBocca della verit\u00e0\u201d, 1965.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SANDRO CHIA<\/strong><br>(Firenze 1946)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 tra gli esponenti della Transavanguardia, il movimento teorizzato da Achille Bonito Oliva nel 1978, col quale si recuperavano il valore manuale della pittura, il rapporto con storia dell\u2019arte secondo i principi di citazione e contaminazione. L\u2019artista ha vissuto per 20 anni a New York, realizzando dipinti e sculture di scene fantastiche affollate con personaggi umili ed eroi mitologici, con stile che rielabora spunti da maestri antichi e moderni. Come si vede nei due mosaici esposti, degli anni \u201890.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SARAH CIRACI\u2019<\/strong><br>(Grottaglie, 1972)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista pugliese si \u00e8 affermata a Milano dai primi anni 2000 con opere di videoarte fantascientifica e concettuale, simulando atterraggi di extraterrestri su campi che ricordano il \u201cGrande Vetro\u201d di Marcel Duchamp, e all\u2019inverso voli di monumenti terrestri nel cosmo. Ha sviluppato poi installazioni&nbsp; ambientali in cui l\u2019alta tecnologia e luci al laser dialogano con la natura, la cultura e i monumenti della sua terra di origine. Capolavoro del primo periodo \u00e8 il misterioso, inquietante video \u201cTrebbiatori celesti\u201d (2001).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FRANCESCO CLEMENTE<\/strong><br>(Napoli 1952)<\/p>\n\n\n\n<p>Altro protagonista della Transavanguardia italiana. Dopo la formazione tra Napoli e Roma , ha praticato una pittura di figure nelle quali una tensione di stile espressionista europeo viene stemperata dal dialogo con le culture simboliste dell\u2019India dove ha vissuto spesso. Si \u00e8 poi trasferito a New York. Dai rapporti diretti con la cultura beat ha maturato modi di figurazione primitiva e sofisticata insieme, tra erotismo e sacralit\u00e0. Motivi che si ritrovano in mostra nell\u2019acquatinta su lastra di rame del 1986.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PIETRO CONSAGRA<\/strong><br>(Mazara del Vallo, 1920 \u2013 Milano 2005)<\/p>\n\n\n\n<p>Prestigioso rappresentante del rinnovamento della scultura italiana. Partecipando nel 1947 al gruppo romano Forma, afferma e pratica il passaggio all\u2019astrattismo. Propone l\u2019abbandono della terza dimensione nella scultura per celebrare una visione frontale, quasi da schermo sul quale tagli e sovrapposizioni creano rapporti verticali con lo spazio atmosferico. Scelta particolarmente efficace in grandi opere erette negli spazi urbani o della natura aperta. Se ne colgono segnali nella preziosa scultura in bronzo \u201cRiflessa n.3\u201d (1966).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ENZO CUCCHI<\/strong><br>(Morro d\u2019Alba, 1949)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista di origine marchigiana porta nel gruppo della Transavaguardia una carica dirompente di espressionismo -simbolismo popolare. Dipinge in colori violenti e impuri frammenti di immagini visionarie. Sono connesse non da una narrazione evidente ma da una suggestione che evoca condizioni esistenziali di dramma, conflitto, spesso di morte. Domina il piacere di un colore aspro che dalle tele si traferisce anche ad oggetti e sculture. Un assaggio significativo \u00e8 offerto dal dittico di olio su tela \u201cGes\u00f9\u201d (2000).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SABRINA D\u2019ALESSANDRO<\/strong><br>(Milano 1975)<\/p>\n\n\n\n<p>Nell\u2019arte contemporanea c\u2019\u00e8 una diffusa tendenza a recuperare, mettere in ordine, ripensare immagini, oggetti, documenti del passato collettivo e personale. Questa arte definita di \u201carchivio\u201d o di memoria, ha una singolare versione nel lavoro dell\u2019 artista ligure. Si propone di \u201csalvare\u201d parole dimenticate o fuori uso e rimetterle all\u2019attenzione del pubblico in forme pi\u00f9 varie, istallazioni, fotografie, libri. Ne \u00e8 un esempio il video intriso di umorismo che commenta la parola onomatopeica \u201cRaplapl\u00e0\u201d (2010-2016)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GINO DE DOMINICIS<\/strong><br>(Ancona 1947 \u2013 Roma 1998)<\/p>\n\n\n\n<p>Sfugge ad ogni classificazione di tendenza la produzione di un artista che ha segnato il suo tempo. Nei \u201860&nbsp; \u2013 \u201870 con famose performances, istallazioni e video che indagano sui misteri del tempo e della morte in modi di provocazione, di ironia e di assurdo, coinvolgendo persone viventi o creando beffardi scheletri. Dagli \u201880 sino alla sua scomparsa, prevale una pittura con figure misteriose che citano miti di Oriente, riti esoterici, stupori astrali. Ricordato in mostra con una immagine tra fotografia e serigrafia: \u201cOpera obliqua\u201d, 1997.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NICOLA DE MARIA<\/strong><br>(Foglianise, 1954)<\/p>\n\n\n\n<p>Ha partecipato al gruppo della Transavanguardia in modi differenti e personali, con prove di pittura astratta, improntata a motivi lirici e poetici. Fondata su campi netti di colore brillante e intenso (il rosso, il blu, il giallo) su cui si posano segni fiabeschi che evocano cieli e mari, astri, fiori, animali domestici. Le sue composizioni variano da formati minimi a intere pareti o addirittura ambienti, per i quali risuscita l\u2019antica tecnica italiana dell\u2019affresco. Un sogno di armonia moderna, che in mostra si propone con la tela \u201cUndici fiori cosmici\u201d (1996).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FORTUNATO DEPERO<\/strong><br>(Fondo, 1892 \u2013 Rovereto, 1960)<\/p>\n\n\n\n<p>Brillante protagonista del secondo tempo del Futurismo italiano, dopo la Prima guerra mondiale. Contribu\u00ec nel 1915 alla redazione del manifesto sulla \u201cRicostruzione Futurista dell\u2019Universo\u201d e lo attu\u00f2 con invenzioni \u201coltre la pittura\u201d: grafica pubblicitaria, oggetti e mobili di arredo, moda, scenografie e costumi teatrali, pupazzi. Una attivit\u00e0 poliedrica nutrita anche di una esperienza fatta negli USA dal 1928, con stile da favola modernista, giocosa e ironica. In mostra un libro \u201cimbullonato\u201d del 1927, \u201cDinamo-Azari\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GIANNI DESSI\u2019<\/strong><br>(Roma 1968)<\/p>\n\n\n\n<p>Si distingue, nel gruppo romano dell\u2019ex Pastificio Cerere, per una spiccata attitudine a sperimentare materie nuove e diverse come basi e strutture per i suoi disegni e dipinti. Una pittura di liberi ritmi astratti oppure di figurazione minimale, tracciati contro fondali a tinte uniformi e tenui. Cultore di tecniche miste, usa anche corde in luogo di pennelli e cementite in luogo dei colori ad olio. Autore anche di scenografie per importanti eventi teatrali. Una sintesi del suo stile \u00e8 offerta dal dipinto su carta tela e tavola \u201cQuadro celeste\u201d, 1994.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>IRENE DIONISIO<\/strong><br>(Torino 1986)<\/p>\n\n\n\n<p>Laureata in Filosofia della Storia, attiva in gruppi di neoavanguardia torinese, direttrice di festival sperimentali, propone vie di linguaggio nuovo in prove di videoarte, che si estendono anche in istallazioni. Si \u00e8 affermata come regista di documentari su temi sociali di attualit\u00e0 oppure su eventi e personaggi dell\u2019arte contemporanea. Fra essi il video che opera una lettura storica e poetica sul palazzo della Farnesina a Roma con il video \u201cA very Italian Palazzo\u201d (2023), prodotto per questa mostra.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>TANO FESTA<\/strong><br>(Roma, 1938 -1998)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista \u00e8 il primo e pi\u00f9 geniale inventore di una Pop Art romana che nei \u201860 assume spunti dagli USA combinandoli con memorie di grande arte italiana. Prima stende pittura monocroma su ante di finestre, persiane, armadi. Poi assume dentro piani di pittura ritagli fotografici da capolavori del Rinascimento e scritte lapidarie. Dipinge dagli \u201880 scene fra il surreale e l\u2019astratto, con campi larghi di colori netti e figure nere come ombre. A questa fase appartiene il dipinto in acrilico su tela, esposto senza titolo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GIUSEPPE GALLO<\/strong><br>(Rogliano- Cosenza, 1954)<\/p>\n\n\n\n<p>Fra i componenti del gruppo dell\u2019ex Pastificio Cerere, l\u2019artista calabrese si distingue per la ricerca di equilibri tra essenziali figure in superficie e accesi fondi astratti di memoria ancora informale. Una pittura con tendenza espressionista che recupera anche tecniche tradizionali.&nbsp; Dai \u201890, questa ricerca si fa pi\u00f9 simbolista e prova altre contaminazioni fra tempi diversi, anche dalla cultura mediterranea. In mostra il dittico \u201cSenza titolo\u201d del 2009. Olio, acrilico ed encausto su tavola.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALBERTO GARUTTI<\/strong><br>(Galbiate, 1948)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista lombardo \u00e8 pioniere e maestro in Italia di un nuovo genere di arte pubblica, emersa nel mondo sin dagli anni \u201890. Con istallazioni minimali e raffinate operazioni concettuali sollecita la partecipazione emotiva della gente e rivela insospettate, poetiche relazioni fra gli spazi della citt\u00e0 e i suoi abitanti. Nell\u2019Accademia di Brera a Milano ha indirizzato su vie nuove dell\u2019arte molti giovani studenti. Ne \u00e8 commovente testimonianza la scritta incisa su una mattonella nel 2015: \u201dTutti i passi che ho fatto nella mia vita mi hanno portato qui\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MIMMO JODICE<\/strong><br>(Napoli, 1934)<\/p>\n\n\n\n<p>Fra i pi\u00f9 grandi fotografi italiani viventi, ha indagato sin dagli anni \u201860 la realt\u00e0 sociale della sua citt\u00e0, Napoli. Dagli \u201880 ha messo a fuoco con raffinato uso del bianco e nero la vita segreta del paesaggio meridionale, dei suoi luoghi noti e ignoti, con sguardo antropologico. Dai \u201990 la fotografa le citt\u00e0 del mondo, dove viene costantemente celebrato. Ha ridato nuova vita anche a figure dell\u2019archeologia classica che sembrano fluttuare in uno spazio fuori dal tempo. Una lucidit\u00e0 di visione e una intensit\u00e0 interiore dominata da un senso di attesa che trova sintesi nelle quattro fotografie in mostra, estratte dalla famosa serie \u201cMediterraneo\u201d (1990-1995).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>JANNIS KOUNELLIS<\/strong><br>(Il Pireo, 1936 \u2013 Roma, 2017)<\/p>\n\n\n\n<p>Nato in Grecia, ma naturalizzato italiano sin da giovane, \u00e8 stato fra i massimi esponenti dell\u2019Arte Povera, il movimento teorizzato da Germano Celant dal 1967. Ha messo in scena margherite di fuoco, carboniere e cotoniere, istallazioni con cappotti e scarpe, lastre di acciaio e candele, ma anche cavalli veri e piante. Una realt\u00e0 ricreata con spirito mitico e con solennit\u00e0 drammatica, che per\u00f2 trae origine dalla pittura come esperienza primaria del segno. Lo dimostra l\u2019omaggio che gli \u00e8 reso con una grande acquaforte su carta del 2004.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FELICE LEVINI<\/strong><br>(Roma, 1956)<\/p>\n\n\n\n<p>Emerso dal 1980 nel gruppo italiano definito dei \u201cNuovi-Nuovi\u201d che proponeva in pittura conciliazioni tra astrattismo e figurazione. Una tendenza che l\u2019artista romano persegue prima con scomposizioni di colori e geometrie lineari, poi animando le superfici con ritratti, figure di animali, arabeschi. Sempre con mano di fantasia leggera e ironia poetica. Con un occhio al passato dell\u2019arte e uno alle visioni del presente. Esemplare il pannello fotografico \u201cAutoritratto con occhio luminoso\u201d (1991)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>SERGIO LOMBARDO<\/strong><br>(Roma, 1939)<\/p>\n\n\n\n<p>Due tempi differenti segnano il percorso dell\u2019artista. Nel primo partecipa al gruppo romano che dialoga con la Pop Art, dipingendo una serie di \u201cgesti tipici\u201d: sagome in nero di personaggi celebri (anche della politica internazionale). Nella seconda fase, dal 1980, pratica una pittura di geometriche scomposizioni astratte, con la quale sperimenta l\u2019intervento imprevedibile di algoritmi che generano forme casuali. Per questo parla di \u201ceventualismo\u201d. Ne \u00e8 esempio il caleidoscopio pittorico intitolato \u201cLin-Sat\u201d (1987).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PIERO MANZONI<\/strong><br>(Soncino, 1933 \u2013 Milano, 1963)<\/p>\n\n\n\n<p>La celebrit\u00e0 mediatica di questo innovatore del linguaggio dell\u2019arte \u00e8 affidata alla scatoletta esposta nel 1962 con l\u2019etichetta \u201cMerda d\u2019artista\u201d. Le sue provocazioni neo-concettuali sono sempre espressioni visive di idee, approfondite anche attraverso la rivista Azimuth fondata a Milano nel \u201859 con Enrico Castellani. Il proprio corpo, le materie e gli oggetti della quotidianit\u00e0, sono messi in scena con modalit\u00e0 che invitano a vedere la realt\u00e0 con occhi diversi: quasi trasfigurata dalla finzione dell\u2019arte, quindi consegnata a \u201cmonumento\u201d oltre il tempo. Come la \u201cBase magica\u201d con impronta dei suoi piedi, 1961.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARINO MARINI<\/strong><br>(Pistoia, 1901 -Viareggio, 1980)<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scultore toscano ha voluto sempre saldare la grande tradizione della statuaria italiana (dagli Etruschi al Rinascimento) con la essenzialit\u00e0 formale della moderna plastica europea che aveva il suo centro a Parigi. Negli anni \u201820-\u201830 partecip\u00f2 al movimento del \u201cNovecento\u201d, dal dopoguerra allacci\u00f2 rapporti con rinnovatori della scultura come Henry Moore. La qualit\u00e0 classica della sua scultura si fa pi\u00f9 scarna e pi\u00f9 severa. Fra i soggetti preferiti spiccano i Cavalli. In mostra una versione con un bronzo del 1945.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ARTURO MARTINI<\/strong><br>(Treviso 1889 \u2013 Milano 1947)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 stato il pi\u00f9 grande interprete dei \u201cvalori plastici\u201d del Novecento italiano, coniugando l\u2019eredit\u00e0 del primitivismo del Trecento -Quattrocento con una straordinaria qualit\u00e0 di forme scolpite in posizioni di essenziale raccoglimento, riposo, sonno. Una sensibilit\u00e0 messa in crisi dai cambiamenti europei del dopoguerra. Per questo proclam\u00f2 nel 1945: la scultura \u201clingua morta\u201d, mentre realizzava ultimi tormentati capolavori. Prezioso esemplare della sua poetica intensa \u00e8 la statua esposta \u201cL\u2019amante morta\u201d del 1922.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FABIO MAURI<\/strong><br>(Roma, 1926-2009)<\/p>\n\n\n\n<p>Protagonista della neoavanguardia italiana negli anni con performances, grandi istallazioni oggettuali, mezzi filmici, libri. Ha concepito l\u2019arte concettuale come critica politica e storica delle ideologie repressive, nel passato recente dell\u2019Europa (il fascismo e le persecuzioni degli ebrei) e nel suo tempo. Un mondo che pu\u00f2 essere riassunto nel titolo della complessa struttura in tela monocroma &#8211; che appartiene alla fondamentale serie degli \u201cschermi\u201d &#8211; qui esposta: \u201cPerch\u00e9 un pensiero intossica una stanza\u201d (1972).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARIO MERZ<\/strong><br>(Milano, 1925 \u2013 2003)<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ritenuto il leader del gruppo torinese che partecipa alla nascita dell\u2019Arte Povera. La sua arte si svolge con percorsi di vitalismo magico. Al centro, l\u2019invenzione di semisfere metalliche ricoperte di pietre, legni, vetri che denomin\u00f2 \u201cigloo\u201d; l\u2019applicazione della serie numerica di Fibonacci (un matematico medievale) rappresentata visivamente da una spirale, a molteplici istallazioni con cifre al neon, animali, macchine. Presente anche in tavoli con simbolici frutti. Motivi ricordati da due importanti versioni grafiche (1975, 1980) qui esposte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARISA MERZ<\/strong><br>(Torino, 1926-2019)<\/p>\n\n\n\n<p>Sensibile artista che ha voluto sempre farsi identificare col cognome del grande marito Mario. Ma ha conquistato autonoma notoriet\u00e0 con creazioni minimali di raffinata fragilit\u00e0: fili di rame o di lana con rari intrecci, oggettini in cera bianca, testine in legno grezzo, esili disegni con ritratti quasi al limite della sparizione, poetiche fontanelle e bacinelle. Un mondo intimo, meditativo da non ridurre alla banale dimensione di arte \u201cfemminile\u201d. Trasmette infatti messaggi sul mistero della vita, come la figura su carta del 2002.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MIRKO<\/strong><br>(Udine, 1910- Cambridge USA, 1969)<\/p>\n\n\n\n<p>Mirko \u00e8 uno dei tre fratelli Basaldella, con Afro e Dino, tutti artisti di origine friulana venuti a Roma. Pratic\u00f2 scultura sin dagli anni Trenta. Ma la sua personalit\u00e0 esplose con nervosi intrecci astratti di ispirazione informale dal 1948. Poi,&nbsp; dopo viaggi in Medio ed Estremo Oriente e in America Latina, invent\u00f2 un mondo di visionariet\u00e0 mitica con personaggi barbarici, totem e&nbsp; maschere, animali selvaggi. Ne furono sedotti Peggy Guggenheim e ambienti culturali in USA. In mostra s\u2019innalza un Guerriero in legno del 1959.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MAURIZIO MOCHETTI<\/strong><br>(Roma, 1940)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista si \u00e8 rivelato dal&nbsp; 1968&nbsp; a Roma con clamorose performances tecnologiche, seguite subito dopo dall\u2019uso pionieristico di raggi laser rossi che attraversano spazi e ne modificano la percezione. Proprio la quarta dimensione dello spazio-tempo ha sollecitato l\u2019artista ad inventare anche apparati specchianti o elastici, oppure fantasiosi aerei e razzi. Ha rilanciato cos\u00ec motivi del futurismo ma senza utopie, giocando piuttosto su effetti conturbanti o spiazzamenti ludici. Sintomatici i tre aeroplani intitolati \u201cPinguino\u201d (1987- 2005).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LILIANA MORO<\/strong><br>(Milano 1961)<\/p>\n\n\n\n<p>Apparizioni trasognate di singoli oggetti o di frammenti sparsi per terra, istallazioni ermetiche con messaggi sonori o scritture, designano la poetica minimalista di una artista delicata e rigorosa insieme, formatasi nel clima neoconcettuale degli anni 70. Propone attenzioni al tempo vissuto e perduto come ai segni di un tempo presente e dubbioso. Con passaggi ironici dal gioco al turbamento (come il branco di cani disperati in bronzo del 2005). Ne \u00e8 prova la sequenza grafica intitolata \u201cChi \u00e8 dentro \u00e8 dentro, chi \u00e8 fuori \u00e8 fuori\u201d (2003). &nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>NUNZIO<\/strong><br>(Cagnano Amiterno -L\u2019Aquila, 1954)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019artista Nunzio (Di Stefano) disceso dalle Marche a Roma ha portato nelle sue sculture, apparse dagli anni \u201880, memorie di porte e muri pastorali della sua terra, filtrate dal rigore dell\u2019arte minimal americana. La sintesi personale \u00e8 in strutture in legno ferro e piombo (poi anche in bronzo) erette con ricerca di equilibri tra materia e luce e di armoniose relazioni con lo spazio. Un sentimento arcaico che tende a definirsi in qualit\u00e0 di forma classica. Dialogo evidente nel grande pannello in piombo su legno \u201cSalina\u201d (1993)<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUIGI ONTANI<\/strong><br>(Vergato, Bologna, 1943)<\/p>\n\n\n\n<p>Originale interprete della nuova maniera postmoderna, parte dagli anni \u201860 con <em>tableaux vivants<\/em> con il proprio corpo nudo o travestito, tradotto in fotografie. Poi inventa contaminazioni fantastiche con miti e icone dell\u2019Estremo Oriente, l\u2019India in particolare, in sculture, installazioni e dipinti. Esemplare l\u2019autoritratto fotografico \u201cCleopatria\u201d(1998): interpreta Cleopatra, la regina d\u2019Egitto che si d\u00e0 la morte con una serpe, indossando il tricolore italiano.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MIMMO PALADINO<\/strong><br>(Paduli, Benevento, 1948)<\/p>\n\n\n\n<p>Memorie dell\u2019antica civilt\u00e0 italica, emblemi di oggetti poveri significativi del presente, icone sul mistero della morte, confluiscono nell\u2019arte meditativa di un artista del Mezzogiorno italiano emerso come pittore dal movimento della Transavanguardia negli anni \u201880. Autore dai \u201890 di grandi installazioni metafisiche in spazi pubblici e di sculture che rivisitano con sensibilit\u00e0 moderna la \u201cgrande visione\u201d italiana. Ne \u00e8 conferma eloquente il bronzo equestre \u201cEtrusco\/Omaggio a Marino Marini\u201d (2003).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GIULIO PAOLINI<\/strong>\u00a0<br>(Genova, 1940)<\/p>\n\n\n\n<p>Esponente del gruppo di arte concettuale torinese dai \u201960.&nbsp; Propone interrogazioni sul rapporto tra realt\u00e0 e finzione nelle immagini e riflessioni enigmatiche sulle strutture, i segni e gli elementi che definiscono l\u2019opera d\u2019arte. Tele e istallazioni dimostrano purezza metafisica e dialoghi con la classicit\u00e0 italiana e mediterranea. Come nella composizione con cornice e frammenti fotografici \u201cGiove e Antiope\u201d (2016-2021). Nel 2022 ha ricevuto il \u201cPremium Imperiale\u201d a Tokyo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PINO PASCALI<\/strong><br>(Bari,1935 \u2013 Roma,1968)<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019avventura breve dell\u2019artista pugliese a Roma, stroncata a soli 35 anni, si condensa in una serie di cicli inventivi tra gioco e mito che superano Pop Art e Arte Povera: finte armi, \u201cfinte sculture\u201d di animali decapitati in tela centinata, mari in cassetta di acqua vera, bruchi e ragni giganti, ponti e trappole, giacigli e attrezzi rurali, tutti in materiali di consumo di massa. Fa da contrappunto una sfrenata produzione di disegni fantastici e bozzetti ironici per le pubblicit\u00e0 della Rai -Tv. Un sintomatico omaggio gli \u00e8 reso col disegno \u201cTotem\u201d del 1965.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>LUCA MARIA PATELLA<\/strong><br>(Roma, 1934)<\/p>\n\n\n\n<p>Artista \u201ctotale\u201d, fantasioso ed eclettico, ha praticato e in parte reinventato tutti i linguaggi da Duchamp in poi con personale vena surrealista. Pioniere nei \u201860 dell\u2019arte performativa e ambientale, della fotografia sperimentale, precursore della videoarte. Autore dai \u201870 di istallazioni e pubblicazioni in cui si mescolano astronomia, chimica, psicologia, esoterismo, giochi linguistici, poesia e letteratura. Un cocktail di arte e vita, del quale si pu\u00f2 assaggiare il sapore nella tela fotografica del 1973 \u201cSal e Rond nei medaglioni cosmici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ACHILLE PERILLI<\/strong><br>(Roma, 1927 \u2013 Ciconia-Orvieto 2021)<\/p>\n\n\n\n<p>Protagonista a Roma , gi\u00e0 col gruppo&nbsp; Forma 1 nel 1947, della esperienza innovativa di arte astratta &#8211; concreta. Traferisce la cultura del segno geometrico mutuata dal cubismo europeo in prove di teatro e musica sperimentale. Anche da queste esperienze le sue geometrie astratte si animano in tessere nettamente profilate e riempite di colori diversi e brillanti, articolate in composizioni mobili nello spazio. Un formalismo lucido e sereno, si potrebbe definire \u201cmediterraneo\u201d. Come si evince dalla visione del suo \u201cViaggio in Italia\u201d, tela del 1955.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>BENEDETTO PIETROMARCHI<\/strong><br>(Roma,1972)<\/p>\n\n\n\n<p>Una fantasia leggera e cordiale che fa convivere sogni da piccolo eden (piante, fiori, uccelli) nel tepore della ceramica percorre le opere plastiche di un artista che ha vissuto per 15 anni a Londra e ha girato il mondo prima di fermarsi a vivere in Toscana.&nbsp; La terra delle sue origini, delle radici di una antica sapienza artigiana. Arte \u201cnaturalista\u201d che per\u00f2 tiene conto di stimoli surreali dal post-pop europeo, sino ad usare anche veri tronchi e radici. Se ne vede una, sospesa contro nuvole serene, nella stampa su polpa di legno \u201cNoon Clouds\u201d (2016).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALFREDO PIRRI<\/strong><br>(Cosenza, 1957)<\/p>\n\n\n\n<p>La fama dell\u2019artista calabrese che vive a Roma si \u00e8 diffusa da quando ha presentato nel 2005 un pavimento di specchi che possono essere calpestati e rotti. Da allora l\u2019istallazione \u201cSpecchi\u201d va occupando musei, castelli, palazzi, spazi aperti. Parabola di rapporti spiazzanti tra arte, architettura e spazi da sempre indagato dall\u2019artista in molteplici prove. Autore anche di sculture diversamente precarie, mobili e vitali. Come i tubicini di rame che si attorcono per evocare il mito del \u201cRatto d\u2019Europa\u201d (1996).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>VETTOR PISANI<\/strong><br>(Bari, 1935 &#8211; Roma, 2011)<\/p>\n\n\n\n<p>Fuori da ogni schema si svolge il percorso di un artista che esordisce a Roma nel 1970 con performances che rivisitano Duchamp in chiave psicanalitica. Da l\u00ec opere, installazioni e azioni che accentuano incroci fra utopie e fobie, simbolismi e mitologie. Mette in scena sfingi e marionette, immagini dell\u2019arte, angeli, animali sacri. Tutto con ironia teatrale spinta sino al grottesco, che nasconde un sentimento di morte. Motivi contrastanti che si ritrovano nella colonna con corpi dorati \u201cHermes\u201d(2007).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MICHELANGELO PISTOLETTO<\/strong><br>(Biella, 1933)<\/p>\n\n\n\n<p>Autore di prestigio internazionale (anche il premio Imperiale di Tokyo 2013). Famoso gi\u00e0 nei primi anni 60 con specchi su cui sono fissate sagome fotografiche di personaggi, ma integrati da chi, passando, si specchia.&nbsp; Diviene protagonista nei 70 del movimento dell\u2019Arte Povera. Promotore dai \u201990 di iniziative di arte pubblica e collettiva con la sua Fondazione Cittadellarte a Biella e di un progetto di rinascita artistica e sociale denominato \u201cTerzo Paradiso\u201d. In mostra uno Specchio su cui si si riflette la statua in bronzo di un Etrusco (1976).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PIERO PIZZI CANNELLA<\/strong><br>(Rocca di Papa,1955)<\/p>\n\n\n\n<p>Ombre, macchie, scolature di colore, segni sfibrati, velature e trasparenze creano una atmosfera inquieta nei dipinti figurativi di un altro artista emerso dal gruppo della Nuova Scuola Romana negli anni \u201880. Una figurazione malinconica che si esprime per cicli tematici. Oggetti in solitudine come sedie, conchiglie, lampadari. Apparizioni pallide di paesaggi di mare e di terra. Cattedrali di nero spettrale. E personaggi anche loro solitari, anche quando sono celebri. Come Achille Bonito Oliva, evocato nel quadro \u201cAd Achille\u201d (1985-86).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>FABRIZIO PLESSI<\/strong><br>(Reggio Emilia, 1940)<\/p>\n\n\n\n<p>Pioniere dell\u2019arte elettronica sin dalla fine gli anni \u201860, incentrata sul tema naturalistico dell\u2019acqua. Ispirazione dettata dal suo lungo rapporto con Venezia, la citt\u00e0 dove vive. Ha realizzato imponenti istallazioni con serie di televisori da cui l\u2019acqua traspare dando vita ad immaginari&nbsp; fiumi, cascate, mari verticali. Intervengono poi istallazioni con fuochi digitali. Realizza anche complessi fisici con anfore, tronchi, pietre come ritorno alla materia pi\u00f9 arcaica in contrapposizione al digitale. A questa fase riportano gli emblematici televisori in terracotta \u201cMateria prima\u201d (2016).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ARNALDO POMODORO<\/strong><br>(Morciano di Romagna, 1926)<\/p>\n\n\n\n<p>Si \u00e8 imposto da Milano all\u2019attenzione internazionale sin dagli anni \u201860 con sculture astratte di levigate e lucenti forme primarie in bronzo dorato (colonne, dischi, sfere, triangoli) segnate all\u2019interno da lacerazioni e da apparenti rotture e frammenti di congegni meccanici dentellati. Una tensione tra classicit\u00e0 e dramma moderno esaltata da dischi monumentali eretti in tutto il mondo. Anche davanti alla Farnesina a Roma e al Palazzo dell\u2019Onu a New York. Gli \u00e8 reso omaggio con un Disco Solare del 1989.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>DANIELE PUPPI<\/strong><br>(Pordenone, 1970)<\/p>\n\n\n\n<p>Uno degli artisti pi\u00f9 interessanti di nuova generazione, affermatosi con forti prove di arte esperienziale. Grandi proiezioni invadono gli spazi e colpiscono gli spettatori. Sono gesti semplici (compiuti di solito col proprio corpo), per\u00f2 portati all\u2019estremo della tensione, con rumori assordanti e improvvisi. Operazioni di spiazzamento multisensoriale, oltre a varianti pi\u00f9 concettuali. Come in \u201cLondon Calling\u201d (2013-14) qui esposto dove, sollevando la cornetta di un telefono che squilla ad intervalli, si ode l\u2019inusuale ululato di lupi.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MIMMO ROTELLA<\/strong><br>(Catanzaro, 1918 \u2013 Milano, 2006)<\/p>\n\n\n\n<p>Partecipa con fervore creativo alle prove di risposta europea alla Pop Art, aderendo al movimento del Nouveau Realisme di Pierre Restany. Ma gi\u00e0 dal 1953 sperimenta a Roma il d\u00e9collage (opere su tela realizzate con strappi di manifesti pubblicitari e da film) che gli d\u00e0 fama internazionale. Nei \u201860 inventa gli artypos (sovrapposizioni di fogli di stampa), poi altre forme di stravolgimento meccanico o gestuale sui materiali cartacei. Negli \u201880 dipinge quadri ispirati al Cinema. In mostra un esemplare d\u00e9collage del 1959, \u201cR Rosso\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>PIETRO RUFFO<\/strong><br>(Roma, 1978)<\/p>\n\n\n\n<p>Compie fantasiosi interventi su atlanti, mappe, archivi geografici e storici. Utilizza diversi materiali come ritagli di carta, spilli, ceramica e porcellana per realizzare paesaggi, figure umane, mappe e geometrie che si articolano in sovrapposizioni e stratificazioni di vicende umane, di simboli. Storie individuali e collettive che riflettono su emergenze geopolitiche del nostro tempo, insieme al grande tema della libert\u00e0 rappresentato da libellule e farfalle come nell\u2019esemplare opera con tecnica mista \u201cDe Hortus (Grey and Siena)\u201d, 2018. Qui esposta.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>ALBERTO SAVINIO<\/strong><br>(Atene 1891 \u2013 Roma 1952)<\/p>\n\n\n\n<p>Massimo esponente del Surrealismo italiano, adott\u00f2 un nome d\u2019arte per distinguersi dal fratello maggiore, il famoso pittore metafisico Giorgio De Chirico. Si dette alla pittura solo tardi, dal 1927, dopo essersi affermato a Parigi come scrittore e musicista. Dette vita a dipinti stralunati e ironici che evocano metamorfosi tra umani e animali e tra alberi e giocattoli. Avventure che fuoriescono da stanze domestiche o creano paesaggi incantati. In mostra, la tempera su cartone \u201cCi\u00f2 che resta\u201d (1933-1944).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARIO SCHIFANO<\/strong><br>(Homs, Libia 1934 \u2013 Roma 1998)<\/p>\n\n\n\n<p>Geniale protagonista di una \u201cPop Art italiana\u201d differente dai modelli USA. Prima con pittura di \u201cpaesaggi anemici\u201d, ingrandimenti di marchi e segnali stradali, rivisitazioni del Futurismo. Poi trasferendo su tela immagini da telegiornali e spettacoli tv. Realizza film sperimentali, trasfigura frammenti di pellicole e diapositive. Dagli \u201980 diviene autore di accese improvvisazioni pittoriche con paesaggi fantastici, vegetazioni orientali, giochi d\u2019infanzia. Un esempio particolare \u00e8 offerto in mostra con il grande dipinto \u201cSantuario\u201d (1986).<\/p>\n\n\n\n<p><strong>MARCO TIRELLI<\/strong><br>(Roma, 1956)<\/p>\n\n\n\n<p>Forme pure di geometria solida (sfere, parallelepipedi, tronchi di cono) o primarie strutture architettoniche (porte, finestre, vani) sono la principale fonte di ispirazione del pittore, uscito anche lui dalla Nuova Scuola Romana. Composizioni tra astrazione e figurazione, sostanzialmente monocrome. Le forme sono avvolte da luce magica che sembra uscire dall\u2019ombra. Rende impalpabile il colore e tiene in sospensione la scena. Effetto visibile nella sfera dipinta in tempera su tela \u201cSenza titolo\u201d, 2006.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GRAZIA TODERI<\/strong><br>(Padova, 1963)<\/p>\n\n\n\n<p>Le immagini dell\u2019 artista, fra le pi\u00f9 importanti nella generazione italiana di mezzo, provocano vertigini e sensazioni di espansione dello spazio e del tempo verso l\u2019infinito. Trasforma infatti prestigiosi teatri, monumenti e \u00a0chiese, in astronavi rotanti nello spazio astrale. Trasfigura anche in rosso totale, vulcanico o infernale, profili di citt\u00e0 o di torri che diventano galassie. Dal video sul Teatro alla Scala di Milano discende la grande stampa intitolata \u201cSemper eadem\u201d (2004). Titolo tratto dal motto latino \u201cSempre lo stesso\u201d che indica la costanza e la coerenza.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>GRAZIA VARISCO<\/strong><br>(Milano, 1937)<\/p>\n\n\n\n<p>Promotrice in Italia dell\u2019arte cinetica e programmata sin dai primi anni \u201860. Prima col gruppo T a Milano, poi con l\u2019invenzione personale di Tavole magnetiche con elementi spostabili, Schemi luminosi variabili, Reticoli frangibili, Quadri comunicanti , e interi Ambienti percorsi da linee di luce.&nbsp; Una poetica del&nbsp; gioco fra la Regola e il Caso che sollecita il coinvolgimento delle persone e la disponibilit\u00e0 ad accettare il cambiamento e l\u2019imprevisto come condizione non solo dell\u2019arte. Una versione del 2008 di \u201cQuadri comunicanti\u201d la rappresenta in mostra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SCHEDE CRITICHE a cura di Paola Marino CARLA ACCARDI(Trapani, 1924 \u2013 Roma 2014) Pioniera nel dopoguerra di una arte del segno &#8211; colore che qualifica gli spazi dipingendo rapporti autonomi e ritm&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":13607,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-13552","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-4"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13552","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=13552"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13552\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":13609,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/13552\/revisions\/13609"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/13607"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=13552"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=13552"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/iictokyoblog.jp\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=13552"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}